Val Graveglia

Val Graveglia – 3 cose che devi sapere sulla Val Graveglia

✅ Prima di iniziare a parlarti della Val Graveglia, ti lasciamo qui sotto alcuni link davvero interessanti. Dai uno sguardo! 😉

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Le miniere della Val Graveglia.

La Val Graveglia è una vallata della città Metropolitana di Genova, situata alle spalle di Lavagna e Sestri Levante, attraversata quasi interamente dal torrente omonimo.

Cerchiato in giallo il territorio della Val Graveglia – Foto da Google

Il Comune di Ne, comprende nel suo territorio praticamente quasi tutta la Val Graveglia.

E’ stato creato dall’unione dei diversi borghi e villaggi sparsi nella valle. Tra i principali borghi e frazioni di Ne, troviamo:

Arzeno, Botasi, Case Zatta, Campo di Ne, Case Soprane, Cassagna, Castagnola, Chiesanuova, Giastre, Iscioli, Nascio, Reppia, Sambuceto, Statale, Terisso, Tolceto e Zerli.

Zerli Val Graveglia
La splendida natura intorno a Zerli – Foto di Domenico Tiscornia, dal Gruppo Facebook

La frequentazione accertata della valle è molto antica.

Numerosi indizi, confortate da raccolte di superficie, la attesterebbero al mesolitico, soprattutto per quanto riguarda la porzione superiore del suo territorio, in relazione, sembra, alla migrazione della selvaggina.

La Val Graveglia è nota in Liguria soprattutto per le attività minerarie.

Lo sfruttamento di tali ricchezze è stata l’attività principale della valle durante, almeno, l’ultimo secolo, ma la sua storia mineraria ha origini molto più antiche.

Prosegui nella lettura per scoprire 3 cose davvero interessanti riguardo questa splendida valle ligure!

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1️⃣ Una volta l’attività mineraria era importantissima e ricca!

Il massimo sviluppo dell’attività mineraria venne raggiunto in val Graveglia con la scoperta e messa in produzione delle miniere di manganese.

Ciò avvenne nella seconda metà dell’ottocento, quando era iniziata la rivoluzione industriale e quindi c’era molta richiesta di materie prime, anche di natura differente dalle classiche utilizzate sino a quel momento.

Il manganese, di cui era nota la presenza, non era mai stato sfruttato poiché in epoca preindustriale ne era noto solo l’impiego come pigmento nell’industria ceramica e come sbiancante delle tele: usi per i quali non era giustificata l’apertura di una miniera.

Miniere di Gambatesa - Val Graveglia
La miniera di Gambatesa – Foto di Dante Bergamini, dal Gruppo Facebook

Fu l’impiego del manganese in siderurgia, soprattutto per la produzione di leghe speciali, che consentì lo sviluppo dell’industria estrattiva più nota della Liguria orientale.

Fu aperta la miniera di Gambatesa, poi quella di Molinello e quindi tutti gli altri cantieri minori (Statale – Cassagna – Monte Bossea, ecc).

Negli anni della ricostruzione dopo la Seconda Guerra Mondiale fu raggiunto il massimo della produttività e di dimensione aziendale, con oltre 200 minatori impiegati.

Miniere di Gambatesa
Trenino per i visitatori della Miniera di Gambatesa – Foto di Roberto Servente, dal Gruppo Facebook

Parallelamente allo sviluppo industriale, si ebbe anche quello tecnologico e scientifico: già nel dopoguerra vennero eseguite campagne di ricerca geomineraria per la scoperta di nuove mineralizzazioni.

Negli anni cinquanta fu installato un impianto di avanguardia, che operava la separazione tra il minerale e la ganga, finemente macinati, mediamente liquidi a densità idonea.

In seguito la situazione mutò profondamente: oggi l’attività estrattiva principale è quella del materiale da pietrisco, ricavato dalla coltivazione in cave a cielo aperto, dei ‘calcati a calpionelle’.

2️⃣ Ci sono tanti piccoli borghi antichi da non perdere!

Oltre che per le miniere di manganese, la Val Graveglia era nota un tempo per i suoi innumerevoli mulini ad acqua, dove si macinava frumento, orzo, granturco e castagne.

La flora della valle è dominata, infatti, per lo più da alberi di castagno.

Val Graveglia Tolceto
A Tolceto, i resti di un antico mulino e dell’attiguo frantoio – Foto di Domenico Tiscornia, dal Gruppo Facebook

I borghi sparsi sui fianchi della valle, conservano ancora – malgrado le moderne ristrutturazioni – antiche case in pietra che hanno molte affinità con quelle della vicina Val di Vara, a partire dalle caratteristiche aie pensili, sostenute da criptoportici.

Nascio, Val Graveglia
Veduta di Nascio – Foto di Francesca Rossi dal nostro Gruppo Facebook

Sono rimaste anche numerose tracce dell’antica viabilità: tratti di mulattiere e alcuni ponti in pietra.

Tra questi, merita assolutamente una visita il Ponte di Nascio, (Ponte Cambiaso), che collega con un bella passeggiata i borghi di Nascio e Cassagna e reca, al centro, una pregevole scultura in marmo della Madonna con il Bambino.

Ponte di Nascio
Al centro del Ponte, si trova questa piccola edicola in pietra

Il ponte è stato costruito nel 1766 da Giovanni M. Francesco Caietano e Michaeli Angelo Cambiasus, per facilitare il transito degli abitanti da una sponda all’altra.

Al centro si trova una piccola edicola in pietra, raffigurante la Madonna con il Bambino.

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LE LEGGENDE DEL PONTE

Come spesso succede per i luoghi più particolari e iconici, di generazione in generazione si tramandano racconti e leggende anche riguardo il Ponte Cambiaso. Ve ne raccontiamo due.

Una leggenda racconta che un giovane scultore passando sul ponte, si sia innamorato di una fanciulla: la giovane donna era seduta sul parapetto e teneva in braccio un bambino.

Lo scultore, rimasto colpito dalla sua bellezza, ritornava ogni giorno per rivedere la fanciulla incontrata, ma senza alcun risultato.

Ponte di Nascio Cassagna
Il Ponte di Nascio – Foto di La Simo, dal nostro Gruppo Facebook

Ma, il ricordo di lei, sembra sia rimasto così vivo nella sua mente che lo scultore ha scolpito un bassorilievo e lo ha deposto sul ponte, portandolo in spalla da Lavagna.

La seconda leggenda identifica il Ponte come addirittura “Il Ponte del Diavolo”

Questa leggenda narra che il Parroco del posto fece un patto col diavolo: il diavolo avrebbe costruito il ponte in una notte e, in cambio, si sarebbe preso la prima anima che fosse transitata sul ponte.

All’alba del giorno dopo, il prete fece passare per primo un maiale, “fregando” così il diavolo.

3️⃣ In Val Graveglia si mangia (molto) bene!

La cucina della Valle è una delle più rinomate in Liguria: i sapori del territorio prendono spunto maggiormente dalla cucina ligure, aggiungendo varianti culinarie derivanti dalla vicinanza con le valli spezzine e parmensi.

Tra i piatti locali troviamo i Testaroli – focaccette di grano chiamati in lingua ligure Testaieu – cotti nel camino a legna tramite appositi contenitori rotondi (Testetti) solitamente in argilla, e conditi con il pesto.

Testaieu
I Testaieu della Val Graveglia – Foto di Francesca Rossi, dal Gruppo di Cucina

Oltre ai Testaieu, segnaliamo altre due vere e proprie prelibatezze come il Preboggion – in “versione locale” della Val Graveglia, amalgamato con le patate – e la Torta Baciocca, anch’essa con una ricetta tipica e differente dalle altre valli.

Molti sono i ristoranti e gli agriturismi della valle che propongono queste ricette tipiche.

Nella valle viene prodotto un pregiato miele, grazie alla presenza di molte aziende atte alla “coltivazione” delle api.

E nella parte bassa della valle, sono presenti oliveti e vigneti, coltivati dai produttori locali per ricavarne pregiati oli di oliva e vini bianchi.

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