Pandolce genovese basso

Pandolce Genovese: la leggenda del pandöçe zenéize

La preparazione del Pandolce Genovese – u pandöçe – ci riporta al passato, nella solenne atmosfera delle grandi occasioni..

✅ Prima di iniziare la lettura, ti mettiamo qui sotto alcuni link davvero interessanti. Dacci uno sguardo! 😉

La sera di Natale, quando in mezzo alla tavola, troneggiava fiero e splendido nelle case dei genovesi..

Al tempo, la sequenza vedeva il più giovane dei commensali togliere dalla sua cima il ramoscello d’ulivo che lo incoronava, tagliare il dolce a fette (spesso, ovviamente, aiutato dai grandi), mentre il 👨‍🦳 più vecchio, provvedeva ad assegnare le porzioni.

Pandolce genovese basso
Pandöçe – preparato da Paola Ferrando – dal nostro Gruppo Facebook

Questo momento, possedeva una vera e propria “carica” rituale.

Oggi, il bacio “simbolico” del pandolce da parte di tutti invitati, non è più in uso: l’igiene 😷 ha battuto e preso il sopravvento sulla tradizione.

📜 Secondo il rito, “il più anziano” (il Capofamiglia) tra i commensali affettava “o pandöçe”, intonando questa filastrocca:

💬 “Vitta lunga con sto’ pan! Prego a tutti tanta salute, comme ancheu, anche duman,
affettalu chi assettae, da mangialu in santa paxe, co- i figgeu grandi e piccin, co- i parenti e co- i vexin, tutti i anni che vegnia’, cumme spero Dio vurria’.”

Alla moglie spettava il primo assaggio, poi veniva distribuita una porzione per ciascun commensale, quindi i pargoli. Visionate le loro letterine, si alzavano in piedi sulla sedia, recitando la loro poesia.

Due fette, però, venivano sempre accuratamente tenute da parte: una, da offrire al primo viandante di passaggio; la seconda, per esser mangiata il 3 febbraio, la festa di s. BiâxoProtetô da gôa (San Biagio, protettore della gola).

Pandolce genovese
Pandolce genovese pronto per il forno! Foto di Valentina Giacobbe, dal nostro Gruppo Facebook

Non è chiara la storia della nascita del pandolce genovese.

La leggenda racconta che, nel ‘500, Andrea Doria bandì un concorso tra i maestri pasticceri di Genova, per la creazione di un dolce rappresentativo della ricchezza cittadina.

Questa preparazione, doveva essere coerente con l’anima marinara genovese: nutriente ma di lunga conservazione, da tenere in cambusa durante i lunghi viaggi per mare. Ed è cosi che nacque il pandolce.

Ormai il pandolce si consuma ogni periodo dell’anno e si trova sia nella forma alta e ben lievitata (quella tradizionale), che nella forma bassa e compatta. Si mantiene fresco anche per un mese, poi si secca e si può conservare a lungo: una veloce scaldata in forno, ed è subito pronto!

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