Caffè a Rapallo, Eugenio Montale

Eugenio Montale: Caffè a Rapallo

Camminando per il lungomare di Rapallo, potreste trovarvi facilmente davanti ad una targa commemorativa, molto speciale.

E’ la targa in onore ad Eugenio Montale, e alla sua poesia “Caffè a Rapallo“.

Caffè a Rapallo fa parte della raccolta Ossi di seppia di Eugenio Montale, pubblicata nel giugno del 1925, a Torino dalla Piero Gobetti Editore. 

Targa esposta a Rapallo – Foto staff, dal nostro Gruppo Facebook

Montale (nato a Genova nel 1896) è uno dei più grandi poeti italiani del ‘900, che si è contraddistinto per aver “fissato i termini” di una poetica del negativo. Il suo “mal di vivere”, si esprime attraverso la corrosione dell’Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.

La targa che avete visto in foto, si trova nel piccolo caruggio che collega il marciapiede del Lungomare Vittorio Veneto, a Via Fratelli Cairoli. 👇

Ossi di Seppia

La raccolta comprende ventitré liriche, divise in otto sezioni: MovimentiPoesie per Camillo SbarbaroSarcofaghiAltri versiOssi di seppiaMediterraneoMeriggi e ombre.

Completano il capolavoro un’introduzione – In limine – e una conclusione – Riviere.

Caffè a Rapallo, compare nella sezione Poesie per Camillo Sbarbaro, insieme alla lirica Epigramma.

Eugenio Montale: Caffè a Rapallo ✍

E’ una poesia ermetica, ricca di metafore. La prima parte parla delle “nuove sirene”: donne truccate e ingioiellate, che passano il tempo nel caffè, tra cristalli luccicanti e vestiti alla moda. 

Montale, da un lato, vorrebbe condividere questa realtà con l’amico Camillo Sbarbaro e, dall’altro, sembra rimpiangere un altro Natale, quello che sta passando fuori, quello innocente dei fanciulli, dell’allegria, della musica che inonda le strade. 

Natale nel tepidario
lustrante, truccato dai fumi
che svolgono tazze, velato
tremore di lumi oltre i chiusi
cristalli, profili di femmine
nel grigio, tra lampi di gemme
e screzi di sete…
Son giunte
a queste native tue spiagge,
le nuove Sirene!; e qui manchi
Camillo, amico, tu storico
di cupidige e di brividi.

S’ode grande frastuono nella via.

È passata di fuori
l’indicibile musica
delle trombe di lama
e dei piattini arguti dei fanciulli:
è passata la musica innocente.